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L’avveniristica città di Nagoya è il luogo in cui è nata Toyota. In seguito, la sede centrale è stata spostata a Toyota City, che si trova nelle vicinanze.

I tour guidati degli stabilimenti Toyota partono dallo splendente palazzo Kaikan Hall, dove scolaresche e businessman provenienti da tutto il mondo attendono il proprio giro degli stabilimenti ammirando le fantascientifiche creazioni del centro di ricerca Toyota, tra cui spiccano gli studi sulla tecnologia ibrida (una realtà sempre più concreta), i prototipi per i mezzi di spostamento del futuro, gli ultimi ritrovati in termini di sicurezza alla guida e i robot umanoidi. A intrattenere i visitatori, infatti, c’è anche il romantico e malinconico robot violinista.

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Il nostro tour guidato inizia alle 11.00 e ci porta a scoprire lo stabilimento di Motomachi, uno dei tre della zona predisposti con passerelle rialzate per le visite.

Tra i tre visitabili, Motomachi è quello con maggiore storia: come racconta Taichi Ohno nel suo diario autobiografico “Lo spirito Toyota”, è proprio qui che ha realizzato molte delle innovazioni organizzative che hanno rivoluzionato il settore automotive.

Motomachi insomma è nella storia, ma dopo tanti anni dalla sua fondazione è ancora perfettamente mantenuto, ed operativo al 100%.

Qui, circa 4.000 persone producono infatti 90.000 unità all’anno di differenti modelli, tra i quali spiccano Crown , Mark X e le berline della polizia giapponese.

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Per chi conosce il Toyota Production System, trovarsi in questo stabilimento è semplicemente come trovarsi al luna park.

Tutti i più bei concetti che troviamo sui libri di lean, e che tentiamo faticosamente di applicare nelle nostre realtà, sono ben presenti e portati alla perfezione.

All’entrata troviamo la zona di carico dei componenti, che arrivano dai fornitori in modo sincronizzato e finiscono quasi senza toccare terra sui trenini del milk run, il giro del latte con cui vengono portati lungo la linea. All’interno, gli operatori di ogni fase si muovono veloci e sicuri, con movimenti standardizzati e cadenzati sul ritmo del takt time, ossia il ritmo produttivo della linea a modelli misti che segue la domanda del cliente.

Differenti modelli di auto scorrono da una postazione alla successiva, adagiati su apposite zattere. La sincronizzazione nella fornitura dei componenti specifici del modello, così come le luci poka yoke (a prova di errore) per identificare i componenti specifici del modello di passaggio in quell’istante, consentono agli operatori di linea di gestire velocemente e senza fatica operazioni estremamente complesse. In caso di problemi, ogni operatore è libero di fermare la catena tirando la corda del jidoka, così da richiamare l’attenzione del proprio team leader e far emergere i problemi produttivi nel momento stesso in cui si verificano.

Lasciamo ammirati questo stabilimento nella convinzione che l’ingegner Taiichi Ohno, padre del TPS, sarebbe fiero dei risultati raggiunti.

La visita del pomeriggio presso il “Commemorative Museum of Industry and Technology” ci apre gli occhi sul ruolo di Toyota nella storia industriale giapponese e mondiale.

L’Italia ha Torino, l’America ha Detroit e il Giappone Nagoya. Nagoya è la città natale dell’industria dell’auto giapponese e di Kiichiro Toyoda, l’Henry Ford con gli occhi a mandorla.

Ciò che ammiriamo al “Commemorative Museum of Industry and Technology” dimostra che paragonare Toyoda al mitico fondatore della Ford è tutt’altro che azzardato.

Qui al museo, apprendiamo come tutto nacque da un telaio, il telaio circolare, simbolo dello spirito “creativo e studioso” che animava Sakichi Toyoda, padre di Kiichiro e fondatore nel 1890 della fabbrica di telai tessili “Toyoda Automatic Loom”.

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Sakichi innovò fortemente il settore dei telai ed ebbe un grande successo grazie all’invenzione del telaio tessile in legno. Nel 1933 suo figlio Kiichiro, in seguito ad un illuminante viaggio negli Stati Uniti, scelse di aprire una nuova divisione destinata alla produzione di automobili, e nel 1934 vennero prodotti i primi motori Type A Engine, usati l’anno seguente sull’automobile Model A1 e sull’autocarro G1.

Nel 1936 iniziò la produzione in serie dell’automobile Model AA e nel 1937 la Toyota Motor Company fu istituita come società indipendente.

Il nome della ditta è stato trasformato dal cognome del fondatore (Toyoda) in Toyota per motivi scaramantici, potendosi quest’ultimo scrivere, in giapponese, con 8 colpi di pennello (l’8 è considerato un numero fortunato in Giappone, perché l’ideogramma con cui è scritto ricorda il monte Fuji).

Benché il gruppo Toyota sia oggi conosciuto soprattutto per le automobili, esso è ancora attivo nel settore tessile e continua a produrre telai (ovviamente automatizzati) e macchine per cucire venduti in tutto il mondo.

Al termine della visita, apprendo con curiosità dalla nostra guida Sanae che a Nagoya, oltre a Toyota, sono nati parecchi anni prima anche gli ottimi (almeno a mio parere) spaghetti udon.

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Chiudo con questa bella immagine della stazione di Nagoya by night.

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Domani saremo a Nara, per visitare Sekisui

Consulente e formatore in ambito Lean per SOGES S.p.A., sono inoltre docente a contratto di Lean Enterprise presso la Facoltà di Ingegneria Gestionale dell’Università Carlo Cattaneo (LIUC) di Castellanza (VA). Questo blog nasce per fornire il mio contributo alla diffusione della cultura lean in Italia, nella convinzione che per sopravvivere e prosperare in un mercato globale sempre più sfidante sia fondamentale che le nostre imprese interiorizzino queste metodologie e questo modo di pensare.

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