Seleziona una pagina

bambole1

Come promesso nella scheda tecnica della scorsa settimana, riguardante Daikin Shiga Plant, oggi approfondisco un pochino il concetto di karakuri kaizen, a mio avviso uno dei più affascinanti del mondo lean proprio perché profondamente legato alla storia del Giappone.

Come tutti sappiamo, i giapponesi amano molto i robot umanoidi. Questo loro amore traspare sia dai manga che dai sofisticatissimi prototipi realizzati da aziende e centri di ricerca giapponesi.

Nella foto di apertura, per esempio, vediamo ChihiraAico, la Geisha robot sviluppata da Toshiba capace di fungere da dama di compagnia a servizio degli esseri umani, essendo in grado di cantare e conversare amabilmente.

Quello che forse non tutti sanno è che questo amore per gli automi è profondamente radicato nella storia e cultura giapponese. Circa due anni fa, in occasione di un seminario organizzato dal Lean Club LIUC , ho infatti potuto apprezzare un video proposto dal Prof. Kyoji Toyama (College of Economics, Rikkyo University) che mostrava il funzionamento di una delle più celebri bambole karakuri giapponesi.

Vi consiglio di dargli un’occhiata, personalmente mi ha lasciato a bocca aperta:

 

Come si evince dal video, i karakuri ningyō (karakuri significa meccanismo/intrigo, mentre ningyō è traducibile come pupazzo/bambola)* sono degli stupefacenti burattini che i giapponesi realizzavano per diletto già nel 1600 e che, grazie ad una serie di finissimi meccanismi meccanici, riescono ad intrattenere il proprio pubblico muovendosi e gesticolando autonomamente (per esempio servendo il tè).

Cosa ha a che fare tutto questo col kaizen?

Nelle aziende più avanzate al mondo per quel che riguarda la riduzione degli sprechi e la sostenibilità ambientale, il concetto di karakuri è stato ispiratore di una particolare forma di kaizen che promuove la movimentazione dei pezzi all’interno dello stabilimento, riducendo al mimino il consumo di elettricità e sfruttando il più possibile i meccanismi meccanici e la forza della gravità, proprio come si faceva qualche centinaio di anni prima con le bambole!

Questa logica di movimentazione dei pezzi dimostra come non ci siano limiti all’utilizzo dell’ingegno umano finalizzato al miglioramento ed alla riduzione dello spreco!

Il video sotto ci mostra alcuni interessantissimi esempi di karakuri kazien:

Le soluzioni karakuri sono ecosostenibili, low cost e migliorano l’ambiente di lavoro (riducendo il rumore legato all’utilizzo di tradizionali meccanismi di movimentazione automatica).

Rispetto ai meccanismi tradizionali, hanno inoltre il vantaggio di essere semplici e facilmente riparabili in caso di guasto, e infine stimolano l’intelletto del personale, che trova soddisfazione nel crearle e metterle in pratica.

Se questo concetto vi ha colpito, sappiate che il Japan Institute of Plant Maintenance (JIPM) organizza ogni anno un’apposita fiera dedicata al karakuri kaizen, in cui vengono premiate le migliori applicazioni aziendali.

L’ideale sarebbe trovare un modo per raggiungere questa fiera senza aereo, sfruttando la gravità o qualche altra forza fisica low cost…ma forse qui pretenderemmo un po’ troppo, almeno per il momento!

Vi viene in mente qualche movimentazione o operazione che nel vostro stabilimento potrebbe essere migliorata in logica karakuri?

Consulente e formatore in ambito Lean per SOGES S.p.A., sono inoltre docente a contratto di Lean Enterprise presso la Facoltà di Ingegneria Gestionale dell’Università Carlo Cattaneo (LIUC) di Castellanza (VA). Questo blog nasce per fornire il mio contributo alla diffusione della cultura lean in Italia, nella convinzione che per sopravvivere e prosperare in un mercato globale sempre più sfidante sia fondamentale che le nostre imprese interiorizzino queste metodologie e questo modo di pensare.

Share This