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Il 2016 è passato da poco, e per la maggior parte delle aziende la conclusione dell’anno precede di poco la chiusura del bilancio contabile e della conseguente annata lavorativa.

Mi sembra quindi un momento opportuno per raccontarvi di un concetto fondamentale nella cultura giapponese, ovvero quello dell’Hansei (“auto-riflessione”).

Il suo significato si riferisce all’idea di analizzare in modo critico le proprie azioni al fine di ottenere il massimo dalle proprie esperienze, siano esse negative o positive. Senza dubbio, è un concetto che non è esclusivamente retaggio del pensiero orientale (trova infatti un parallelo nel proverbio tedesco “Selbsterkenntnis ist der erste Schritt zur Besserung”, ovvero “La comprensione è il primo passo verso il miglioramento”).

Il fatto di insegnare al proprio personale a vedere i propri errori come opportunità di miglioramento è altresì un elemento basilare della cultura no blame e del pensiero snello; ciò che però trovo maggiormente interessante di questo concetto è il fatto che implica un’analisi critica anche dei possibili successi e dei risultati superiori alle attese. Un atteggiamento di questo tipo comporta, inevitabilmente, anche la capacità di accogliere il successo lavorativo con modestia e umiltà.

Il collega Dragan Bosnjak, nel suo Encoblog, per spiegare il concetto di Hansei ha, a mio avviso, usato un esempio semplice ma estremamente efficace, che mi fa piacere riprendere:

Ho preso un 4 a scuola. Credevo di meritare un 6 (ipotesi) ma il voto è stato 4 (fatto accaduto). Quando si arriva a casa con un 4, di solito i genitori ti massacrano: ti senti male, inizi a credere che quelle parole siano vere e ti lasci andare. Tanto, non sei capace. E perdi la voglia di imparare.

Giusto? Assolutamente NO!

Hansei deve portare a riflettere: “Perché ho preso 4 se pensavo di meritare 6? Dove ho sbagliato? Cosa non ho studiato? Come potrei studiare meglio la prossima volta?”. Quel 4 dovrebbe essere un allarme per capire cosa non funziona nel processo di apprendimento.

Cosa puoi migliorare o cambiare in modo che, la volta successiva, quel 4 diventi il 6 che ti aspettavi? Magari eri ansioso, magari ti sentivi male, magari avevi saltato di studiare proprio la cosa richiesta nel test. O qualsiasi altra ragione. Rifletti sulle motivazioni e impara da esse.

Failed Test ca. 2001

Pensiamo al caso opposto: credo di meritare un 6 (ipotesi) e prendo un 8 (fatto accaduto). Sono entusiasta, torno a casa e i genitori mi danno 20€ per andare a prendere qualche regalino in quanto sono stato bravissimo. Ma in realtà so che non meritavo realmente l’8. Meritavo il 6.

Osservare la cosa in logica Hansei deve portare a chiedersi: “Perché ho preso 8 se meritavo il 6? Rispetto all’ultima volta, cosa ho fatto di diverso che mi ha portato a ottenere un risultato migliore dell’atteso?”

Non c’è motivo per festeggiare troppo, anche se ti senti fortissimo. Magari poteva essere solo fortuna, magari ti sentivi benissimo e concentrato, magari le domande erano sugli unici argomenti che avevi studiato e capito bene. O qualsiasi altra ragione. Quindi, anche in questo caso rifletti sulle motivazioni e impara da esse.

Se non lo fai, magari la prossima volta ti aspetterai un 8 e prenderai 6 (o 4)…

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Passando dal singolo all’azienda, il concetto di Hansei trova un corrispettivo nella parte annuale della metodologia di pianificazione strategica dell’Hoshin Kanri. Letteralmente, il termine giapponese “Hoshin” significa bussola mentre “Kanri” identifica i concetti di gestione e controllo; la metodologia è conosciuta in occidente anche come Policy Deployment.

L’Hoshin Kanri si implementa attraverso una serie di cicli con orizzonti temporali differenti, dal ciclo Plan-Deploy-Review annuale (che porta alla definizione e revisione delle politiche strategiche) ai cicli più operativi con orizzonti mensili e settimanali.

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Il collegamento tra questi cicli di orizzonte temporale differente si realizza attraverso il processo di catch ball. Letteralmente “prendi la palla”, è definibile come un dialogo strutturato tra i diversi livelli organizzativi che consente di attuare, giorno per giorno, le politiche definite ad inizio anno e di elaborare, nell’ambito della chiusura del ciclo annuale, una riflessione su quanto implementato e volta ad orientare meglio il processo di pianificazione strategica dell’anno successivo.

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La chiusura annuale del ciclo strategico dell’Hoshin Kanri può quindi essere concepita come l’Hansei dell’azienda. Più in generale, la metodologia Hoshin è piuttosto complessa: oltre ad una serie di precisi strumenti operativi, richiede infatti anche una serie di attitudini comportamentali e culturali tra i diversi livelli organizzativi che dialogano tra loro…

Attendo un vostro feedback al riguardo: se è di vostro interesse, torneremo ad approfondire questa metodologia nei prossimi post!

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Consulente e formatore in ambito Lean per SOGES S.p.A., sono inoltre docente a contratto di Lean Enterprise presso la Facoltà di Ingegneria Gestionale dell’Università Carlo Cattaneo (LIUC) di Castellanza (VA). Questo blog nasce per fornire il mio contributo alla diffusione della cultura lean in Italia, nella convinzione che per sopravvivere e prosperare in un mercato globale sempre più sfidante sia fondamentale che le nostre imprese interiorizzino queste metodologie e questo modo di pensare.

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