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dottori

“Noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’acume della vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti”

Bernardo di Chartres (Bernardus Carnotensis) è stato un filosofo francese famoso per questa sua frase, che definisce la cultura come una continua costruzione degli uomini, in cui i pensatori moderni, pur nani rispetto ai grandi fondatori del sapere del passato, possono tuttavia sopravanzarli e progredire proprio in virtù delle acquisizioni precedenti.

Cosa centra tutto questo con un illuminato chirurgo del nostro secolo, una fortezza volante degli anni ’30 e la standardizzazione del lavoro tipica dell’approccio lean?

Moltissimo, e lo approfondiremo in questo post. Ma procediamo con ordine.

Prima di tutto vi fornisco un link a questo sorprendente video di Ted riguardante l’adozione delle checklist in medicina:

Vi assicuro che se avete un po’ di tempo, vale la pena di guardarlo. Ad ogni modo, a scanso di equivoci, riporto qui sotto la traduzione di un articolo riguardante il medesimo tema aggiungendo, come amo fare spesso, qualche considerazione personale.

“I moderni medici sono tra i professionisti maggiormente formati al mondo, e il percorso che porta a diventare medico richiede almeno dieci anni di studi distribuiti tra studi generalisti e specializzazioni. Nonostante questo, stando ai dati forniti dalla prestigiosa Rand.Corp, i dottori mantengono tuttora un alto tasso di errore, sia nelle cure preventive che nelle terapie in moltissimi ambiti (dalla cura delle infezioni alle orecchie agli attacchi di cuore, alle malattie sessualmente trasmissibili).

Per molte di queste patologie, sintomi e cure sono stati scoperti già da diversi decenni; ma allora, com’è possibile avere dei tassi di errore nelle diagnosi e nelle cure ancora così elevati?

Lo scrittore e chirurgo Atul Gawande, nel suo convincente “The Checklist Manifesto: How to Get Things Right” approfondisce le idee già presentate in un saggio pubblicato sul New Yorker nel 2007 riguardo alle fortissime potenzialità che l’utilizzo di semplici checklist potrebbe avere sul sistema sanitario.

A suo avviso, vi sono due ragioni fondamentali che portano a commettere un errore: l’ignoranza (non si conosce ancora qualcosa) e l’inettitudine (si sbaglia a mettere in pratica qualcosa di noto).

Se la prima ragione d’errore è perdonabile, la seconda non lo è, in particolare in ambito medico.

Tra i capitoli più interessanti del libro vi sono quelli in cui Gawande cita esempi tratti dal settore dell’edilizia avanzata (grattacieli), della cucina (gli aiuto chef) e degli ufficiali per la sicurezza aeronautica, per mostrare come diversi settori della conoscenza umana abbiano, di fatto, surclassato la medicina nella capacità di scomporre processi complessi in operazioni più semplici, rendendoli in grado di fornire risultati più affidabili”.

Beh, tutto questo mi ricorda tanto un bellissimo motto Toyota…

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Del resto, lo Standard Work, definibile come regole o esempi che forniscono chiare aspettative circa il compito da svolgere, è alla base dell’approccio lean, che si basa proprio sulla sua definizione e sul continuo miglioramento realizzato grazie al contributo di tutti gli attori aziendali.

Tornando a Gawande, egli spiega come “(…) fino a un secolo fa l’edilizia fosse simile all’attuale medicina: a un “maestro costruttore” era, per esempio, affidato il compito di gestire in totale autonomia progetti costruttivi come Notre Dame o il Campidoglio di Washington”.

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“Tuttavia, con l’avvento dei grattacieli, il processo costruttivo divenne così complicato che nessun “maestro costruttore” era in grado di gestirlo tutto in modo autonomo. Questo portò i costruttori a definire elaborate checklist produttive, che assicuravano che la conoscenza di centinaia, forse migliaia d’anni fosse sfruttata nel posto giusto, al momento giusto e nel modo giusto e, cosa ancora più importante, definivano specifiche modalità di comunicazione di base tra esperti di differenti discipline, quali ad esempio gli installatori di ascensori e gli ingegneri.

Attualmente, nonostante siano i più complessi mai costruiti, il tasso di fallimento nella costruzione di questo tipi di edifici è inferiore allo 0.00002 percento”.

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Gawande sottolinea invece come “(…) in ambito medico, tuttora, vi sia spesso un unico “luminare” che definisce le terapie da seguire, operando all’interno di un sistema completamente scoordinato”.

Per sottolineare le potenzialità legate all’utilizzo delle checklist, Gawande fa riferimento all’esperienza dell’aeronautica, ed in particolare della Boeing. A seguito della tragica caduta del prototipo Boeing’s “flying fortress” nel 1935, gli ingegneri del colosso americano crearono una serie di carte di checklist che definivano per i piloti controlli critici pre-decollo così efficaci che nessuno dei 13.000 aeroplani prodotti in seguito si schiantò più.

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Del resto, anche il più recente “miracolo sull’Hudson” portato a termine dal capitano Chesley Sullenberger nel 2009 si deve a una checklist di emergenza.

Gawande sottolinea quindi che questo tipo di checklist “(…) dovrebbe essere utilizzato molto di più in medicina, perché consente prima di tutto di evitare “errori stupidi” e soprattutto, in secondo luogo, perché stabilisce specifici check di comunicazione che aiutano le persone a lavorare in team”.

Check di comunicazione e lavoro in team: la base dell’Asaichi Meeting e, più in generale, del Lean Management. Ne riparleremo meglio…

Tornando al nostro dottore “(…) nel 2008, per esempio, Gawande e il suo team di ricercatori provenienti dall’Organizzazione Mondiale per la Salute hanno formulato una checklist di 19 punti da verificare prima di un intervento chirurgico e da adottare in tutti gli ospedali del mondo; incredibilmente, a seguito della sua introduzione le complicazioni di entità maggiore si sono ridotte di un 30% e i tassi di mortalità abbassati del 50%.

A questo punto Gawande, partendo dal successo di questo primo progetto, espande l’approccio della checklist ipotizzando che lo stesso tipo di strumento potrebbe aiutare a ridurre e curare meglio fenomeni come le patologie cardiache, le patologie renali e tanti altri tipi di problematiche mediche, il cui processo di cura è sicuramente più facilmente scomponibile rispetto a quello di pilotaggio di un enorme fortezza voltante degli anni trenta.

Il settore medico è stato per troppi anni lontano e isolato da concetti di qualità e miglioramento del processo, che sono invece divenuti modalità operative standard di altri settori”.

Nel richiamare l’attenzione sulle potenzialità delle checklist, Gawande sprona con forza i dottori ad ergersi sulle spalle dei giganti loro predecessori.

Dopo tutto, da questa scelta potrebbero dipendere molte vite umane.

In conclusione, al di là della sorprendente esperienza di Gawande, mi preme sottolineare come il Lean Healthcare, inteso come applicazione dei concetti lean all’organizzazione degli ospedali, si stia sempre più affermando sia oltre oceano che in Italia. Avremo modo di riparlarne…

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Consulente e formatore in ambito Lean per SOGES S.p.A., sono inoltre docente a contratto di Lean Enterprise presso la Facoltà di Ingegneria Gestionale dell’Università Carlo Cattaneo (LIUC) di Castellanza (VA). Questo blog nasce per fornire il mio contributo alla diffusione della cultura lean in Italia, nella convinzione che per sopravvivere e prosperare in un mercato globale sempre più sfidante sia fondamentale che le nostre imprese interiorizzino queste metodologie e questo modo di pensare.

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