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Il post di oggi ha origini lontane, collocabili all’incirca nei templi buddisti del Giappone del XII secolo, dove la Storia vuole sia nato il Kamishibai (纸 芝 居).

Traducibile come “dramma di carta”, il Kamishibai è una forma di narrazione che ha conosciuto un periodo di forte rivalutazione tra gli anni ’20 e ’50: durante la grande depressione degli anni Venti, infatti, molti disoccupati si trasformarono in Gaito kamishibaiya, ovvero in narratori.

Il narratore era un personaggio che si spostava in bicicletta da un villaggio all’altro annunciando il proprio arrivo attraverso l’hyoshigi, ovvero due pezzi di legno collegati da un cavo che venivano battuti insieme per attirare l’attenzione delle persone.

hyoshigi

Il Gaito kamishibaiya , spesso, per guadagnare qualcosa vendeva anche caramelle e i bambini che le avevano comprate si potevano assicurare i migliori posti di fronte al palco. Una volta formatosi un pubblico, il Gaito kamishibaiya iniziava a raccontare le proprie storie, servendosi di un set di tavolette di legno sulle quali erano disegnati i vari passaggi della storia che avrebbe raccontato.

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L’arrivo della televisione negli anni Cinquanta ha quasi del tutto soppiantato l’usanza del kamishibai, benché questa sia stata recentemente rilanciata nelle biblioteche e nelle scuole elementari giapponesi.

Se siete interessati ad approfondire questa originale forma d’arte, vi suggerisco di acquistare questo bel libro al riguardo.

Ora invece, come spesso accade in questo blog, vi starete chiedendo: “Cosa centra tutto questo col Lean?”

La mia risposta è (come sempre): moltissimo! E vi spiego subito il perché.

In molti blog anglosassoni si usa dire che “lean manufacturing is a matter of habits” o “lean manufacturing is a matter of behaviors”, per sottolineare il fatto che, ancor prima che di strumenti operativi, l’eccellenza Lean è un problema di cultura aziendale e di abitudini dei singoli individui.

Ho già approfondito un aspetto di questo affascinante argomento nel post dedicato ai KBI, mentre oggi vorrei invece introdurre uno strumento specifico di Standard Work finalizzato a orientare nella giusta direzione il comportamento del personale aziendale: il Kamishibai Board.

In molti processi produttivi e d’ufficio non è facile rimanere focalizzati sulle routine di lavoro standard definite come “ottimali”.

Spesso ci si rende conto che persone e team di lavoro potrebbero spendere molto più efficacemente il loro tempo se riuscissero a concentrarsi, nel momento giusto della loro giornata, sugli elementi fondamentali del proprio standard work piuttosto che disperdersi in attività di “pompieraggio” di errori dovuti a processi di lavoro carenti o poco standardizzati.

Che si parli di produzione o erogazione di servizi, infatti, una buona strategia competitiva di base può essere totalmente compromessa se nei processi operativi giornalieri manca la giusta dose di disciplina e se mancano le giuste abitudini atte a generare valore per il cliente.

Un’azienda che si trovi in questa situazione è, a mio avviso, paragonabile ad un gigante con i piedi d’argilla, che sa quale strategia di lungo termine perseguire ma che nel day by day non ha la forza di portarla avanti nel giusto modo.

I tabelloni Kamishibai nascono proprio per ovviare (almeno in parte) a questa problematica, aiutando il personale aziendale a portare avanti i propri compiti di standard work con cadenza regolare.

Nella sua forma più semplice, un tabellone Kamishibai altro non è che un sistema di carte a “T” di colore rosso e verde. Le carte girate sul rosso mostrano che il relativo compito dev’essere ancora portato a termine, mentre quelle sul verde indicano che il relativo compito è stato realizzato.

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È vero, esistono sistemi di gestione delle attività più complessi, basati ad esempio su tecnologie informatiche, ma spesso sono visibili in azienda solo da alcune persone e solo attraverso i terminali informativi. Questo può rendere difficile vedere a colpo d’occhio la situazione dello standard work giornaliero del reparto/ufficio di riferimento.

Il vantaggio dei tabelloni Kamishibai, invece, sta nel fatto che un responsabile di stabilimento, durante il proprio gemba walk quotidiano, può verificare molto facilmente lo stato di avanzamento delle attività giornaliere dei propri collaboratori (capi repaerto) dando un rapido sguardo all’andamento dei Kamishibai.

Se tutto va come deve, almeno per quanto riguarda i compiti giornalieri dovrà assistere al graduale formarsi di un’onda verde all’interno del tabellone.

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Come detto in precedenza, questo strumento può essere utilizzato a tutti i livelli di business, dai responsabili di sito sino agli operatori. Ciò che cambia, da posizione a posizione, è la focalizzazione, lo scopo e la frequenza di utilizzo dei cartellini (più si sale di livello e più le attività dettagliate potrebbero avere cadenza non giornaliera ma settimanale o mensile).

È importante notare che questo strumento, se declinato a cascata partendo dai livelli più alti (CEO, CFO), aiuta anche a ricordare al top management le diverse azioni concrete che può e deve svolgere quotidianamente per fornire il buon esempio e sostenere il cambiamento snello.

In quest’ottica, un CEO potrebbe per esempio avere un Kamishibai mensile finalizzato ad un gemba walk di controllo delle iniziative Lean in corso nel sito produttivo e del tabellone Kamishibai del proprio responsabile di stabilimento.

Oltre ad essere declinabile a tutti i livelli dell’organigramma, il Kamishibai è utilizzabile anche per orientare i comportamenti in ambiti differenti da quello produttivo (Lean Service).

Possiamo infatti costruire Kamishibai per sostenere il lavoro standard di ospedali, negozi e ristoranti.

Anzi, mi fa piacere proporvi un bell’esempio di utilizzo nell’ambito di un ambulatorio medico (Lean Healthcare).

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Tornando in ambito manifatturiero, il libro Kamishibai Boards di Giles Johnston ci fornisce alcuni altri interessanti esempi di utilizzo:

  • Sostegno quotidiano di un programma 5S
  • Azioni quotidiane o periodiche a supporto dei processi informativi d’ufficio (es. in ambito vendite aggiornamento giornaliero delle schede clienti presenti nel CRM)
  • Azioni di manutenzione in ottica TPM
  • Azioni di mantenimento del sistema qualità (es. report di non conformità periodici, archiviazione periodica di documenti, procedure di internal audit)
  • Aggiornamento dei dati del software di gestione della produzione
  • Completamento sistematico di tutte le fasi di un progetto (es. settore edilizio)

Per concludere, possiamo affermare che questo tipo di approccio può rivelarsi efficace in tutti gli ambiti in cui vi sono attività con una precisa cadenza nel tempo (ed eventualmente anche un ordine di svolgimento preciso), propedeutiche ad un’efficace generazione di valore per il cliente e ad una stabilizzazione dei processi di lavoro interni.

Insomma, le applicazioni e le potenzialità di questo semplice, economico ma potente strumento di visual management sono molteplici.

Scommetto che ve ne sono anche altre, a cui non ho pensato in questo post. Vi invito perciò a creare i vostri Kamishibai Board aziendali e attendo ansioso un feedback riguardo alla loro efficacia!

 

P.S. Siete interessati a ricevere gratuitamente gli aggiornamenti di I Think Lean? Allora vi suggerisco di iscrivervi al blog: richiede un secondo del vostro tempo, la procedura visual sotto vi mostra come fare 😉

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REFERENCES

Kamishibai Boards – Giles Johnston

Kamishibai Boards – Joseph Niederstadt

Consulente e formatore in ambito Lean per SOGES S.p.A., sono inoltre docente a contratto di Lean Enterprise presso la Facoltà di Ingegneria Gestionale dell’Università Carlo Cattaneo (LIUC) di Castellanza (VA). Questo blog nasce per fornire il mio contributo alla diffusione della cultura lean in Italia, nella convinzione che per sopravvivere e prosperare in un mercato globale sempre più sfidante sia fondamentale che le nostre imprese interiorizzino queste metodologie e questo modo di pensare.

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