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nudge

Come spesso accade, le scoperte più sorprendenti avvengono quando si incrociano differenti campi del sapere umano.

Negli ultimi anni, infatti, studiosi come lo psicologo americano Daniel Kahneman, gli economisti Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein e anche il nostrano Matteo Motterlini si sono divertiti a incrociare discipline quali la Psicologia Comportamentale e l’Economia, elaborando innovative teorie legate alla motivazione degli individui verso comportamenti virtuosi, sia per loro stessi che per la società.

Una delle più recenti scoperte fatte riguarda l’utilizzo delle così dette “nudge”.

Il termine inglese nudge, traducibile in italiano come “colpetto” o “spintarella”, magistralmente illustrato nel bel libro “Nudge: La spinta gentile”, identifica nuove modalità di incentivazione delle persone.

libro nudge

L’elaborazione della nudge theory parte dalla critica del tradizionale paradigma dell’homo economicus come decisore razionale che stava alla base della teoria economica classica (Adam Smith) e sottolinea prima di tutto che le persone commettono svariati errori decisionali prevedibili a causa dell’uso di euristiche, fallacie e del modo in cui sono influenzate dalle loro interazioni sociali.

Gli studiosi citati in precedenza, preso atto dei limiti della razionalità tutt’altro che perfetta nel mondo reale dell’homo economicus, propongono quindi una serie di soluzioni volte a guidare le persone verso comportamenti virtuosi, sfruttando proprio la miglior conoscenza acquisita dei limiti e dei punti di forza dei processi decisionali umani.

Il fulcro della questione è che è nello stabilire l’architettura delle scelte che le persone possono essere pungolate, senza però perdere la loro libertà di scelta.

Un semplice esempio: mettere cibo sano in una mensa scolastica al livello degli occhi, con il cibo spazzatura relegato in zone più difficili da raggiungere. Gli individui non perdono la loro libertà, ma questa organizzazione del cibo ha l’effetto di diminuire il consumo di cibo spazzatura e quindi di aumentare il consumo di cibi più sani.

bimbo

Un altro esempio accattivante e di successo di applicazione di queste logiche in Italia è quello di Tako Dojo, un serious game che sfrutta tecnologia e la teoria della nudge per indurre giovani diabetici ad avere comportamenti virtuosi.

tako dojo

In ambito aziendale, poi, spinte da queste innovative ricerche, molte multinazionali stanno già adottando applicazioni e sistemi che mettono in competizione i vari stabilimenti in base ai km totali fatti a piedi e di corsa dai loro dipendenti, nella convinzione che un aumento dell’esercizio fisico si rifletta su un miglioramento della salute del personale e su una conseguente riduzione dei costi legati all’assenteismo per malattia.

Perdonate la mia lunga ma, ritengo, doverosa premessa a questa domanda: “Ma cosa c’entra tutto questo col Lean?”

Credo che chi di voi abbia già svolto progetti in azienda, converrà con me che centra moltissimo.

Come ho già affermato in alcuni post precedenti, ritengo infatti che tutto ciò che riguarda il Change Management (a cui riserveremo un post ad hoc in futuro) e l’orientamento dei comportamenti delle persone verso abitudini migliori sia strettamente legato alla possibilità di un reale successo delle iniziative Lean in azienda.

Ecco allora che la nudge theory, che tanti buoni frutti ha già dato in altri campi di applicazione, potrebbe a mio avviso aiutare molte aziende a creare le giuste condizioni per orientare il proprio personale verso comportamenti virtuosi e più snelli.

Per esempio, nell’applicazione di progetti 5S l’utilizzo di sistemi di valutazione finalizzati a premiare le aree dello stabilimento più performanti si è rivelato già da molti anni estremamente efficace e in un prossimo futuro potrebbe essere configurato attraverso meccanismi di serious gaming in grado di sfruttare la nudge theory per coinvolgere il personale in modo ancora più efficace rispetto ai programmi di incentivazione tradizionali.

Lo stesso tipo di meccanismi può essere adottato anche per la promozione e la diffusione di programmi di TPM o di Kaizen.

Ritengo, anzi, di poter affermare senza alcun timore di essere smentito che queste tecniche potrebbero fornire grandi vantaggi in tutti i casi di applicazione Lean in cui si voglia conciliare la necessità di lasciare libertà di scelta alle persone trovando comunque il modo di orientare i loro comportamenti verso scelte virtuose, sia per loro stesse che per l’azienda.

operai nudge

Questa potente teoria potrà quindi venirci in aiuto per superare gli inevitabili freni al cambiamento, parte intrinseca della natura umana (in un futuro post approfondiremo meglio il rapporto tra resistenza al cambiamento e natura antropologica dell’uomo) e che a volte rendono un po’ più complicato il compito di coloro che in azienda cercano di promuovere il cambiamento snello.

 

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Consulente e formatore in ambito Lean per SOGES S.p.A., sono inoltre docente a contratto di Lean Enterprise presso la Facoltà di Ingegneria Gestionale dell’Università Carlo Cattaneo (LIUC) di Castellanza (VA). Questo blog nasce per fornire il mio contributo alla diffusione della cultura lean in Italia, nella convinzione che per sopravvivere e prosperare in un mercato globale sempre più sfidante sia fondamentale che le nostre imprese interiorizzino queste metodologie e questo modo di pensare.

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