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wonder woman

Cari amici, lo scorso anno il post di Rosie la rivettartice, scritto per festeggiare la festa della donna, con ben 96 condivisioni è stato il più popolare di I Think Lean.

Anche quest’anno ho voluto rendere omaggio alle donne con un contenuto che parli sia di loro che del Lean.

Per il post di quest’anno mi sono avvalso dell’aiuto dell’amico ed editor Alex Bar, che ci racconterà di un grande personaggio, ideatore sia di un simbolo di emancipazione femminile che di un popolare e interessante modello comportamentale che può essere di grande aiuto alle aziende che vogliano selezionare “talenti snelli”, ovvero persone che poste in ruoli di responsabilità siano in grado di assumere atteggiamenti e comportamenti coerenti al tipo di cultura organizzativa proposta dal modello Lean.

Siete pronti a scoprire quali sono?

Dunque da adesso parola ad Alex che ci racconterà l’interessante storia di William Moultom Marston e delle sue creazioni:

 

«Il miglior rimedio per rivalorizzare le qualità delle donne è creare un personaggio femminile con tutta la forza di Superman e in più il fascino di una donna brava e bella»

Con queste parole William Moultom Marston raccontava, nel 1941, la genesi di una delle sue più celebri creazioni. Avete già capito quale?

Se il nome di Marston vi dice poco o nulla, probabilmente lo stesso non si può dire della sua invenzione più famosa: Wonder Woman!

Già, perché dietro alla prima eroina femminile della DC Comics, considerata insieme a Batman e Superman una delle icone fondanti dell’universo DC, c’è lo zampino del professore e psicologo William Moulton Marston e del disegnatore Harry G. Peters.

William Moulton Marston

All’inizio degli anni quaranta, infatti, la casa editrice National (poi DC Comics) incaricò il professor Marston di analizzare la propria produzione di fumetti al fine di proporre dei suggerimenti per il suo miglioramento.

Marston fece notare che nelle storie prodotte mancavano protagonisti femminili e così, insieme al disegnatore Peters, crearono e svilupparono il personaggio di Wonder Woman, che vide la luce nel dicembre 1941.

Teorico del femminismo, Marston raccontò di aver creato il personaggio anche per dare un simbolo alle donne, un modello che fosse in grado di portare avanti con forza le loro idee e il loro mondo.

Wonder Woman, il cui nome umano è Diana Prince, fu il regalo del professore alle donne e al loro potenziale: le considerava infatti più oneste e affidabili degli uomini e intuiva che potessero lavorare più velocemente e con maggiore precisione. Wonder Woman venne perciò presentata come l’archetipo di una dea greco-romana le cui eroiche gesta erano sostenute da forza di volontà e potenza.

La sua prima apparizione avvenne sul retro di un album a fumetti: nessuno sapeva con precisione se e come il personaggio di Wonder Woman sarebbe stato accettato dal pubblico, ma la risposta fu talmente positiva che in breve tempo ottenne una serie di albi tutti suoi, nonché il successo che dura ancora oggi.

wonder woman albo

Come abbiamo accennato, però, Marston non era solo un fumettista ma anche uno psicologo, esperto di come volontà e potere influiscono sulla personalità e sul comportamento.

Laureatosi in Legge nel 1918, nel 1921 completò anche un Dottorato in Psicologia all’Università di Harvard. Al termine degli studi iniziò ad indagare cosa differenzia i comportamenti nella vita quotidiana, nelle interazioni tra le persone e nei diversi contesti o ambienti.

Il suo approccio era del tutto diverso rispetto a quello degli psicologi suoi contemporanei, come Jung, i quali erano focalizzati sugli aspetti “patologici” dei comportamenti.

Le sue scoperte contribuirono considerevolmente al campo della psicologia: Marston è accreditato come il creatore del primo strumento funzionale per individuare le menzogne, meglio conosciuta come “Macchina della verità”.

La sua invenzione, che fu la base del poligrafo moderno, si basava sull’adattamento di strumenti per la misurazione della pressione sanguigna. Marston difese a lungo la sua macchina e ne propose l’utilizzo nei tribunali. Nel 1938 pubblicò The Lie Detector Test, un libro in cui descriveva l’utilizzo del dispositivo e la sua spiegazione teorica.

A noi però oggi interessa concentrarci su una sua pubblicazione di esattamente dieci anni prima: Emotions of Normal People, uscita nel 1928 e nella quale elaborò i fondamenti della teoria DISC.

emotions of normal people

Secondo la teoria DISC, le risposte delle persone in una particolare situazione dipendono dalla combinazione di due tipi di percezione: la percezione dell’ambiente e la percezione del Sé. Tale teoria mise in evidenza che le persone efficaci e produttive si comportano in maniera compatibile con le richieste e le aspettative dell’ambiente.

DISC è l’acronimo per:

  • D = Dominanza – caratterizza i comportamenti rivolti alla rapida decisionalità, alla concretizzazione, al confronto con condizioni di contesto “non favorevoli” con risposte all’ambiente di tipo assertivo
  • I = Influenza – caratterizza i comportamenti rivolti all’interazione, alla dimensione emozionale delle relazioni interpersonali in condizioni di contesto favorevoli e con risposte all’ambiente di tipo assertivo
  • S = Stabilità – caratterizza i comportamenti rivolti ad assicurare equilibrio, continuità a garantire supporto agli altri in condizioni di contesto favorevoli e con risposte di tipo non assertivo
  • C = Cautela – caratterizza i comportamenti rivolti a far le cose bene sulla base di conoscenze acquisite e affinate nel tempo, comportamenti tesi ad assicurare qualità ad operare in condizioni di contesto anche non favorevoli e con risposte di tipo non assertivo

Il modello comportamentale DISC formulato da Marston fu poi trasformato da John Geier in uno strumento applicativo in grado di fornire una misurazione. Gli strumenti a base DISC sono oggi utilizzati in tutto il mondo da oltre 40 milioni di persone, in un vasto assortimento di aree: dai professionisti dell’HR ai consulenti, dagli allenatori ai docenti.

La persona che utilizza strumenti basati sul modello a quattro dimensioni passa attraverso un percorso di scoperta che ne favorisce la consapevolezza di sè e può apprendere ad “orchestrare” queste dimensioni per “agire” in riferimento ad un contesto organizzativo o ad un determinato ruolo.

 

Ringraziando Alex per questa interessante e curiosa carrellata storica, concludo il post ponendovi una domanda: pensando ai vostri responsabili di ufficio e reparto, alla cultura organizzativa che caratterizza le vostre aziende ed ai principi della Lean leadership (che riporto sotto):

a vostro avviso, quale combinazione ottimale di D, I , S e C dovrebbe avere un responsabile d’ufficio che sia anche un Lean leader?

lean manager

Io mi immagino un profilo con prevalenza di S e I, in grado di creare condizioni di contesto favorevoli per il suo personale (S) e di stimolarlo verso la continua ricerca del miglioramento continuo (I) senza però imporre le soluzioni.

Lascio però a ciascuno di voi una riflessione in merito..

Sulla Lean Leadership si può dire molto altro, e lo faremo in futuro; per oggi ci fermiamo qui, rinnovando i nostri migliori auguri a tutte le nostre lettrici!

mimosa

 

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Consulente e formatore in ambito Lean per SOGES S.p.A., sono inoltre docente a contratto di Lean Enterprise presso la Facoltà di Ingegneria Gestionale dell’Università Carlo Cattaneo (LIUC) di Castellanza (VA). Questo blog nasce per fornire il mio contributo alla diffusione della cultura lean in Italia, nella convinzione che per sopravvivere e prosperare in un mercato globale sempre più sfidante sia fondamentale che le nostre imprese interiorizzino queste metodologie e questo modo di pensare.

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