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Cari amici,

nelle prossime settimane riprenderò come promesso un paio di post fa il nostro cammino di approfondimento tecnico sul Just-in-time.

Ma oggi,  anche visto lo strano clima un po’ vacanziero creato dalla recente serie di ponti e festività in successione, concedetemi di  sperimentare un utilizzo del blog alternativo.

Invece che approfondire un singolo tema, infatti, in questo post utilizzerò alcune scene di film che ci forniranno lo spunto per riflettere su comportamenti, cultura e modalità di lavoro Lean…

Il filo conduttore di questo strano post, come avrete capito dal titolo, è la simpaticissima star Michael Keaton.

Non credo che lo storico interprete di Batman lo sappia, e non credo nemmeno che avrò mai la fortuna di conoscerlo e parlargliene, ma come vedrete tra poco, grazie a due film a cui ha partecipato durante la sua trentennale carriera ad Hollywood, può senza dubbio essere definito come la più Lean delle star!

Ma procediamo con ordine.

Il primo titolo di cui Michael è protagonista e di cui ho voglia di parlarvi è Gung Ho – in italiano Arrivano i Giapponesi – per la regia di Ron Howard (un nome, una garanzia).

IMMAGINE LOCANDINA

Il termine “Gungh Ho” in realtà è una parola di origine cinese, divenuta poi anche un motto dei marines americani, che significa “lavorare insieme in armonia”.

Il film racconta l’avventura dell’Assan, una fittizia azienda automobilistica giapponese che rileva uno stabilimento automotive americano sull’orlo del fallimento e cerca di riorganizzarlo cambiandone i principi e la cultura organizzativa.

Riporto sotto il dettaglio della trama:

IMMAGINE TRAMA

Si tratta di un film comico che, pur essendo ormai un po’ datato (1986), resta comunque ricco di memorabili e divertentissime scene che offrono interessanti spunti di riflessione, sia sulla cultura Lean che, più in generale, sul Change Management.

Le diverse scene interessanti presenti sono difficilmente sintetizzabili in un post: vi invito quindi a vederlo per poi farmi sapere cosa ne pensate.

Per esempio, gli operai americani in diverse scene si lamentano dei cambiamenti richiesti dai giapponesi (“ci fanno cambiare operazione continuamente”).. frequente job rotation e polifunzionalità, vi ricorda nulla? Vi capita mai di sentire qualche osservazione simile nelle vostre realtà?

Numerosi sono anche gli spunti che riguardano il tema della leadership, le dinamiche di team ed il modo di rapportarsi con gli operatori: clamorosi gli errori commessi nella prima parte del film sia dal protagonista Hunt Stevenson (Michael Keaton) che dal team dirigenziale giapponese.

Da parte giapponese vi sono, infatti, atteggiamenti molto distanti rispetto a quelli della cultura “no blame”, mentre Michael Keaton, incaricato di essere leader della transizione organizzativa e trade union tra il nuovo corso manageriale e la forza lavoro, si rivela l’esatto opposto di un “servant leader”, adottando spesso atteggiamenti scostanti e incongruenti.

Sebbene non strettamente collegato agli eventi reali di Nummi, il film è stato utilizzato dalla stessa Toyota per formare i propri manager su come rapportarsi con la forza lavoro americana.

Riporto sotto un link alla scena finale, in cui dopo dopo una serie di contrasti (fase divergente) il team misto nipponico e americano trova la sua modalità di funzionamento efficace (fase ad elevata performance) e si sforza di raggiungere l’obiettivo di produttività di 15.000 auto al mese. A guidarli è proprio Michael Keaton, incaricato dai giapponesi di mantenere i rapporti con la forza lavoro americana.

Molto interessanti le parole e l’atteggiamento del presidente, che scende nel Gemba e che non valuta il successo dell’operazione solo in base ai numeri…

Il secondo film di cui vorrei parlarvi è invece molto più recente, si tratta infatti di The Founder, in cui Michael Keaton è protagonista della storia vera del controverso imprenditore Ray Kroc, che negli anni ’50 acquisì la catena di fast food Mc Donald’s e che, intuendo la potenzialità dell’innovativo sistema di produzione e vendita dei primi ristoranti, la portò alla ribalta su scala mondiale, costruendo l’impero che conosciamo oggi.

Nella scena in questione, i fratelli Dick e Mac McDonald raccontano a Keaton (alias Ray Kroc) come hanno ideato il primo e rivoluzionario fast food.

La scena che sono riuscito a reperire su YouTube riguarda purtroppo solo la seconda parte del processo di riprogettazione del servizio, quello in cui i due fratelli rivedono il layout del locale confrontandosi con i dipendenti che vi lavorano tutti i giorni.

Vi consiglio la visione del film completo, dove i due fratelli spiegano a Keaton anche come, prima di riprogettare il processo, abbiano elaborato una loro personale “Service Blueprint” finalizzata ad eliminare tutte le componenti del servizio fast food che fino a quel momento tutti adottano, ma che in realtà non sono a valore aggiunto per il loro cliente target – le famiglie – quali per esempio le ragazze sui pattini che portano l’ordinazione ai tavoli.

I Mac Donald intuiscono che il tempo di attesa era la variabile da ridurre drasticamente per soddisfare al meglio le esigenze dei propri clienti, ed il modo in cui lo riducono è sorprendentemente Lean…

Insomma, partenza dal valore del cliente e riprogettazione bottom-up coinvolgendo nel raggiungimento del risultato chi opera direttamente nel Gemba: un approccio sorprendentemente moderno ed efficace, che infatti ha prodotto un risultato straordinario.

Per oggi è tutto, spero di non avervi annoiato e, pur con questa strana impostazione del post, essere comunque riuscito a fornirvi qualche spunto a valore aggiunto, magari utile per spiegare il Lean in modo più divertente a clienti ed amici.

Buona visione, e alla prossima J

Consulente e formatore in ambito Lean per SOGES S.p.A., sono inoltre docente a contratto di Lean Enterprise presso la Facoltà di Ingegneria Gestionale dell’Università Carlo Cattaneo (LIUC) di Castellanza (VA). Questo blog nasce per fornire il mio contributo alla diffusione della cultura lean in Italia, nella convinzione che per sopravvivere e prosperare in un mercato globale sempre più sfidante sia fondamentale che le nostre imprese interiorizzino queste metodologie e questo modo di pensare.

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