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Cari amici.

Prima di iniziare il post di oggi vorrei ringraziare e salutare il mio editor e amico Alex Bar, che dopo tre anni di collaborazione ha intrapreso un nuovo percorso professionale.

Un abbraccio e un grande in bocca al lupo!

Passando all’argomento di oggi, come molti di voi sapranno uno degli aspetti più affascinanti e peculiari del Lean Management è legato all’utilizzo di sistemi di gestione visual per diffondere informazioni circa l’andamento dei processi produttivi e transazionali.

Oltre a strumenti quali l’Andon o il tabellone SQDC , volti a coinvolgere tutti coloro che operano in un processo riguardo lo stato di avanzamento dello stesso esistono anche tecniche di Visual Management quali l’Asaichi Meeting, l’Obeya Room e lo Scrum che utilizzano supporti visivi per organizzare veloci e frequenti incontri di coordinamento (stand up meeting) finalizzati a fluidificare e migliorare i processi di programmazione delle attività e ad accrescere il livello di collaborazione nelle attività “core” di reparti e uffici.

FONTE: Lean Giorno per Giorno, Guerini Editore, F.Bianchi, M.Bianchi

L’argomento del Lean Management è estremamente vasto, e credo che se cercassi di approfondire tutte le metodologie appena citate in un singolo post rischierei solo di creare confusione.

Per un’esposizione di dettaglio di ciascuna di esse mi permetto di conseguenza di consigliarvi di dare un’occhiata al libro “Lean Giorno per Giorno”, di cui sono coautore.

Per chi di voi ha invece già una conoscenza approfondita degli argomenti citati o stia cercando di metterli in pratica nella propria azienda oggi andrò ad approfondire un aspetto operativo solo all’occorrenza banale, legato ad un dubbio, quasi amletico, che emerge ogni volta in cui si implementa praticamente una delle metodologie sopra citate.

Per dispiegare metriche o informazioni di programmazione visual, di qualsiasi tipo siano queste ultime, è meglio avvalersi di un supporto digitale o manuale?

“Dipende”!

La mia prima risposta consiste nel tipico avverbio dubitativo con qui qualsiasi consulente in situazione di difficoltà risponde al proprio cliente, ma nella mia esperienza è anche l’unica risposta onesta e sensata da fornire a un cliente che ponga questa domanda.

Questo perché a mio avviso non esiste una ricetta migliore per implementare un visual ma la ricetta giusta va trovata insieme al cliente, in relazione al tipo di processo da programmare, ai supporti informatici già disponibili in azienda, alla cultura aziendale vigente ed agli obiettivi specifici della metrica da misurare o dello stand up meeting da organizzare.

Detto questo cercherò comunque di fornirvi qualche linea guida di carattere generale riguardo all’implementazione di due tipologie di visual:

  • I visual di tracciatura di metriche fondamentali (es. Andon, SQDC..)
  • I tabelloni visual di programmazione (es. Scrum, Visual Planning..)

Spero che questo vi possa aiutare ad affrontare il vostro dubbio amletico con qualche elemento decisionale in più a disposizione.

Iniziamo dai tabellloni di tracciatura delle metriche, la tabella di confronto tra i due approcci proposta da “A lean journey” fornicsce interessanti spunti al riguardo, come spesso faccio, traduco e commento il post originale, che trovate a questo link.

All’interno della tabella di qui sopra ho evidenziato in grassetto una sola frase, che a mio avviso definisce l’elemento di scelta più importante tra i vari indicati. E’ quella relativa all’aggiornabilità delle metriche.

Nella scelta della soluzione è infatti fondamentale il ruolo delle metriche nel contesto lean che è duplice, da un lato misurare e controllare il processo ma dall’altro coinvolgere e responsabilizzare chi vi opera direttamente. Di conseguenza la soluzione informatizzata va a mio avviso privilegiata se e solo se non inficia la possibilità degli operatori di aggiornare direttamente la metrica, in caso contrario si crea un distacco tra chi opera il processo e chi lo misura che è totalmente opposto allo spirito delle metriche lean, in particolare a quello dei KBI .

Passando alle lavagne di programmazione, provo ad elencare i principali tipi esaminandone velocemente pro e contro.

Per scegliere la lavagna giusta vi invito prima di tutto a ricordare quali devono essere le  quattro caratteristiche chiave di una lavagna di programmazione funzionale:

  • La sua accessibilità
  • La sua chiarezza
  • La sua completezza
  • La sua semplicità

E’ poi importante ricordare che soprattutto nelle fasi di introduzione di uno strumento di programmazione visual è fondamentale focalizzarsi sul reale utilizzo piuttosto che sugli aspetti formali.

In piena coerenza con la logica lean del “quick and dirty” è infatti preferibile verificare velocemente sul campo l’efficacia dello  strumento per poi consolidarne l’uso e migliorarne la grafica o il livello tecnologico.

FONTE: afterplimcake.com

Per oggi è tutto, spero di avervi fornito qualche spunto utile e vi ringrazio per l’attenzione, alla prossima!!

 

 

Consulente e formatore in ambito Lean per SOGES S.p.A., sono inoltre docente a contratto di Lean Enterprise presso la Facoltà di Ingegneria Gestionale dell’Università Carlo Cattaneo (LIUC) di Castellanza (VA). Questo blog nasce per fornire il mio contributo alla diffusione della cultura lean in Italia, nella convinzione che per sopravvivere e prosperare in un mercato globale sempre più sfidante sia fondamentale che le nostre imprese interiorizzino queste metodologie e questo modo di pensare.

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